Brachiterapia

 di Massimo Usai,  referente della Brachiterapia presso la nostra Struttura

COSA E’ LA BRACHITERAPIA:

La Brachiterapia permanente (BT) e’ una forma di radioterapia in cui delle piccole sorgenti radioattive (Palladio 103/Pd-103 o Iodio 125/I-125) vengono impiantate nella prostata sotto guida ecografica. Si tratta di una procedura minimamente invasiva che si completa in un’unica seduta operatoria della durata di circa 90 minuti. Ciascun seme rilascia una piccola quantità di radiazioni su una limitata porzione della ghiandola prostatica senza interessare le strutture e gli organi vicini.

L’elevato numero dei semi radiottivi,consentono di trattare il il tumore con una dose elevata di radiazioni. Nel nostro Centro usiamo come sorgente radiattiva lo IODIO-125, il cui tempo di dimezzamento è 60 giorni, scarica circa il 90% dell’energia 6 mesi successivi e la esaurisce nel corso del primo anno, dopo i semi rimarranno, inattivi nella ghiandola prostatica senza dare alcun problema.

A COSA SERVE LA BRACHITERAPIA:

La brachiterapia viene utilizzata come monoterapia nei tumori localizzati della prostata in alternativa all’intervento di prostatectomia radicale. In termini di guarigione di malattia, a vent’anni di distanza, risulta essere sovrapponibile all’intervento chirurgico e superiore alla radioterapia a fasci esterni..

 INDICAZIONI:

Noi consigliamo la brachiterapia ai pazienti affetti da tumore prostatico localizzato ( T, T2a, T2b), Gleason Score < 10, volume prostatico < 60 cc, con una aspettativa di vita di oltre 10 anni, che vogliano conservare la potenza sessuale, o  abbiano altre patologie che impediscono un altro tipo di intervento.

CONTROINDICAZIONI:

Assoluta: impossibilità del paziente a tenere la posizione ginecologia.

Relativa: prostata di dimensioni < a 20 cc e > di 60 cc, pazienti ansiosi, flusso urinario basso.

VANTAGGI:

Esecuzione in una unica procedura, quasi nessun pericolo di sanguinamento, tempi di degenza brevi ( 2 notti ), conservazione della erezione in percentuale superiore a qualsiasi altro tipo di intervento, ritorno precoce all’attività lavorativa.

SVANTAGGI:

Costo relativamente alto delle sorgenti che però viene compensato con la durata brevissima della degenza.

 COME SI ESEGUE:

L’impianto viene eseguito  con un ricovero di 2 giorni.

Viene eseguito in sala operatoria, in anestesia generale e dura in media meno di 90 minuti.

Il paziente viene posizionato sul lettino operatorio in decubito “ginecologico”. Una sonda ecografica viene inserita nel retto per visualizzare la ghiandola . Viene posizionato un catetere vescicale che serve per visulizzare bene l’uretra che deve essere risparmiata.

Mediante sottilissimi aghi, vengono quindi inseriti inseriti i semi radioattivi nella prostata. Gli aghi vengono inseriti nel perineo, tra lo scroto e l’ano. Vengono acquisite le immagini ecografiche della prostata  da un computer che tramite un programma particolare elabora il piano di cura e ci indica il numero dei semi e la posizione in cui devono essere posizionati, sia gli aghi. Tale piano viene controllato ed eseguito dal fisico sanitario in collaborazione col radioterapista. Ovviamente la precisione del piano determina il successo della terapia. Il catetere viene rimosso la mattina successiva all’impianto e il paziente viene dimesso con una terapia antibiotica.

A distanza di 3 settimane, un mese dall’intervento, si pratica una tac di controllo per la verifica del piano di cura, per controllare se la ghiandola è completamente coperta dai semi o se esistono delle zone “fredde” su cui si possono, successivamente , impiantare delle ulteriori sorgenti radioattive.

 COMPLICANZE

Il giorno dopo si può verificare:

Ematuria, in genere autolimitante che si risolve spontaneamente, in rari casi può essere necessario ricorrere a un lavaggio vescicale mediante cistoclisi.

Senso di tensione perineale o allo scroto con formazione di un ematoma che in genere guarisce nel giro di alcuni giorni.

Pollachiuria, stimolo continuo a urinare con urgenza minzione e tenesmo vescicale e rettale, per questo motivo i pazienti vengono dimessi con una terapia a base di antibiotici, antiinfiammatori o blandi cortisonici, e con un alfa litico che serve per un migliore svuotamento della vescica.

Come complicanza tardiva è stata descritta la fistola rettale che richiede il ricorso ad un intervento chirurgico, tale complicanza si verifica in meno dell’1% dei casi e nella nostra casistica non si è mai verifica.

 LA NOSTRA CASISTICA:

Dal giugno 2002 al giugno 2012, in 10 anni, abbiamo trattato 257 pazienti.

Il risultato è stato che nella classe di rischio bassa, considerando i nostri primi 5 anni di attività, la percentuale di pazienti libera da malattia è del 97%

Nella classe di rischio intermedia è del 73%, mentre in quella ad alto rischio è del 72%.

La ripresa di malattia viene valutata sul rialzo del PSA totale di 2ng sul nadir.

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