Trapianto Rene

IL TRAPIANTO DI RENE: UN ATTO COMPLESSO 

L’attività di trapianto di rene a Cagliari ha avuto inizio il 17 Gennaio 1988.

 La prima paziente trapiantata a Cagliari ha il rene perfettamente funzionante e ha portato a termine 2 gravidanze con ottimo esito. Altre 13 donne trapiantate hanno portato a termine con successo la gravidanza. Per l’attività di trapianto è necessaria l’interazione di diverse professionalità: chirurghi, anestesisti, immunologi, nefrologi e il coordinamento generale della direzione sanitaria. Il controllo ambulatoriale del paziente trapiantato è svolto dai nefrologi con la collaborazione degli urologi secondo il concetto della “cura globale”. Cioè il paziente viene preso in carico dal momento dell’immissione in lista d’attesa, fino al trapianto e ai controlli ambulatoriali successivi, da personale medico e paramedico dedicato e con la collaborazione di altri specialisti (cardiologi, dermatologi, ginecologi e altri) del nostro Ospedale. Ciò costituisce per il paziente trapiantato un punto di riferimento costante per qualsiasi problema che può essere risolto nella nostra struttura anche dopo molti anni dal trapianto.

INDICAZIONI
L’emodialisi e la dialisi peritoneale non permettono un recupero dello stato funzionale dei reni e loro stessi determinano patologie correlate alla terapia sostitutiva, inoltre determinano una dipendenza temporale con importanti limitazioni della sfera sociale e lavorativa.
Il trapianto renale invece può permettere un recupero di molti aspetti correlati con la funzione renale e soprattutto riduce o addirittura annulla le limitazioni socio-lavorative favorendo un netto miglioramento della qualità di vita. Il trapianto quindi è il trattamento di scelta dell’insufficienza renale cronica.
Le malattie che possono causare l’insufficienza renale cronica sono molte:
· Malattie sistemiche come diabete, lupus, vasculiti, amiloidosi.
· Nefropatie vascolari come nefroangiosclerosi, ipertensione maligna.
· Glomerulonefriti: membranosa, membrano-proliferativa, glomerulosclerosi focale, nefropatia IgA, malattia policistica, sindrome di Alport e altre.
· Gotta, TBC, traumi, neoplasie.
L’incidenza di queste nefropatie varia in relazione a sesso, età, razza, condizioni socio-sanitarie.
In Sardegna, dai dati del Registro Sardo di Dialisi e Trapianto del 2003, si può estrapolare che le cause più frequenti d’insufficienza renale cronica sono: glomerulonefriti primitive 15%, nefropatie vascolari 21% e diabete 13%.
Sempre nel 2003 in Sardegna erano in trattamento dialitico sostitutivo 1298 pazienti, 1209 in emodialisi e 89 in dialisi peritoneale. Nello stesso periodo i pazienti con un trapianto di rene funzionante erano 540.
Il trapiantato di rene deve accettare l’idea che dovrà assumere molte medicine, con un discreto rischio di tossicità, con una discreta probabilità di effetti collaterali, sapendo però di essere tenuto costantemente sotto controllo da medici che cercheranno di ridurre i rischi al minimo.

CONTROINDICAZIONI
Le controindicazioni al trapianto renale possono essere relative o assolute.
Le controindicazioni assolute sono:
· Infezione da HIV.
· Neoplasie maligne attive.
· Psicosi grave.
· Cirrosi epatica.
· Uso continuo di droghe.
· Alcolismo.
· Grave stato di denutrizione o carenziale.

Le controindicazioni relative sono:
· Malattie sistemiche in fase attiva: LES e malattia da anticorpi anti GBM. In questi casi deve essere monitorizzato il titolo anticorpale e la situazione clinica e prendere in considerazione il trapianto solo una volta che la malattia non è clinicamente attiva e le condizioni del paziente sono stabili
· Epatopatia cronica HBV o HCV correlata in fase replicativa: deve essere presa in considerazione una terapia antivirale prima del trapianto.
· Pregresse neoplasie maligne: da prendere in considerazione solo i pazienti con precedente neoplasia datante da 5 o più anni dal trattamento chirurgico o chemioterapico e senza successivi segni di recidiva o metastasi.
· Ulcera peptica in fase attiva: necessita di terapia e di controllo a distanza di tempo.
· Iperparatiroidismo secondario: livelli plasmatici di PTH maggiori di 400 ng/ml suggeriscono di intraprendere una terapia medica prima dell’inserimento in lista. Si è visto infatti che non sempre, dopo il trapianto, avviene la correzione dell’iperparatiroidismo che costituisce un fattore di rischio anche per il buon funzionamento del trapianto renale.

Esistono inoltre alcune situazioni particolari:
· Glomerulosclerosi focale, glomerulonefrite membrano-proliferativa, nefropatia IgA: tali patologie presentano un’alta percentuale di recidiva nel rene trapiantato. Questa eventualità deve essere chiaramente espressa ai pazienti prima del trapianto.
· Malattia policistica renale: può essere necessaria la binefrectomia se le cisti sono
complicate e/o se il volume dei reni non consente un corretto alloggiamento del trapianto.
· Reflusso vescica-ureterale: fino al 2° grado, asettico, nessun trattamento. Se di 3° grado è indicato il trattamento endoscopico di plastica ureterale.
· Calcolosi della colecisti: può essere preferibile la bonifica chirurgica possibilmente in videolaparoscopia.
· Malattia coronarica: i pazienti dovranno essere attentamente valutati ed eventualmente sottoposti a rivascolarizzazione prima del trapianto, se necessario.

LA TERAPIA IMMUNOSOPPRESSIVA
Lo scopo della terapia immunosoppressiva è quello di fare accettare all’organismo l’organo trapiantato in modo che non lo riconosca estraneo. La più importante manifestazione di questa reazione dell’organismo verso l’organo trapiantato è il rigetto nelle sue varie forme acute e croniche. Le conoscenze scientifiche in questo campo hanno fatto passi avanti molto importanti negli ultimi anni, tanto da ridurre l’incidenza del rigetto acuto dal 50-60% di 10-15 anni fa, all’attuale 15-20% o meno in alcune casistiche. La continua ricerca scientifica in questo campo ha inoltre lo scopo di sperimentare terapie sempre più efficaci, con minori effetti collaterali e meglio tollerate dal paziente.
Oggi sono tanti i farmaci immunosoppressori che possono essere utilizzati in varie combinazioni e sequenze. Il primo farmaco ad essere utilizzato è stato l’azatioprina in associazione con il cortisone, come mostra la tabella 1, era il 1962. Da allora sono entrati nel comune utilizzo dei trapiantologi molti altri farmaci con diversi meccanismi d’azione, sempre più specifici ed efficaci. Una pietra miliare della terapia immunosoppressiva è senza dubbio la ciclosporina A. E’ entrata in commercio nel 1980 e ha permesso di ridurre significativamente l’incidenza del rigetto acuto e di migliorare la sopravvivenza dell’organo trapiantato e del paziente. Attualmente è ancora il farmaco più utilizzato. L’ingegneria genetica e la biologia molecolare ci hanno aiutato a mettere a punto altri farmaci,, anticorpi mono o policlonali, attivi verso bersagli specifici della reazione immunologia. L’obiettivo successivo della terapia del trapianto è quello di raggiungere la “tolleranza immunologica”, rendere cioè l’organo trapiantato non riconoscibile dall’organismo che lo ospita. In questo modo il paziente trapiantato non avrebbe problemi di rigetto e potrebbe non assumere la terapia immunosoppressiva migliorando ulteriormente i già brillanti risultati del trapianto.
TAB. 1
• 1962 Azatioprina
• 1967 ALG
• 1976 Borel scopre la Ciclosporina
• 1979 Calne inizia l’utilizzo clinico
• 1980 Anticorpi policlonali ATG
• 1987 Anticorpi monoclonali OKT-3
• 1995-1997 Tacrolimus
• 1995 Micofenolato-mofetile
• 1999 Sirolimus ed Evrolimus
• …….Acido micofenolico, FTY 720
• 1999 Daclizumab e Basiliximab

IL TRAPIANTO DA VIVENTE
Il trapianto tra viventi è una pratica clinica integrativa e non sostitutiva dell’attività di trapianto da donatore cadavere.
Con tale attività si possono raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Incrementare il numero di trapianti.
2. Garantire il diritto dell’individuo di disporre di parti del proprio corpo a fini solidaristici.
3. Programmare il trapianto e lo studio del donatore e del ricevente in modo ottimale.
4. Evitare, quando possibile, la necessità di dialisi.
5. Ridurre i rischi di ritardata ripresa della funzione renale
6. Ottenere una migliore sopravvivenza del trapianto e del paziente nel medio e nel lungo termine

Il trapianto da donatore vivente viene effettuato su esplicita e libera richiesta del donatore e del ricevente.
E’ regolato, in deroga all’articolo 5 del Codice Civile, dalla Legge 26 Giugno 1967 che consente di disporre a titolo gratuito del rene al fine di trapianto. La deroga è consentita ai genitori, ai figli, ai fratelli del paziente maggiorenni, o, in loro assenza, ad altri parenti o a persone unite da legame di legge o affettivo.
Sul donatore vengono effettuati accertamenti clinico-strumentali che escludano la presenza di specifici fattori di rischio in relazioni a precedenti patologie o di patologie in corso ed accertamenti immunologici che documentino il grado di compatibilità fra donatore e ricevente e la negatività del cross-match.
Sul ricevente vengono effettuati esami clinico-strumentali e immunologici che accertino l’idoneità al trapianto renale. Entrambi, donatore e ricevente, dovranno effettuare un colloquio con lo Psicologo dell’Ospedale che dovrà valutare le motivazioni al trapianto e l’equilibrio psico-sociale della coppia anche in relazione all’impatto psicologico-emotivo successivo al trapianto stesso. Se il candidato a ricevere il trapianto ha all’interno della sua famiglia più di un potenziale donatore, parimenti motivati, la selezione andrà fatta prendendo in considerazione sia i fattori medici (compatibilità HLA, situazione clinica generale, fattori di rischio, età) sia fattori non medici (rischio occupazionale, esigenze professionali, responsabilità all’interno della famiglia, problemi sociali ed emotivi della famiglia).
L’esatta conoscenza da parte del donatore di una corretta informazione riguardante soprattutto i rischi e le complicanze nonché l’accertamento, in caso di non consanguineità o legame di legge, di un reale legame affettivo nonché la disponibilità di una donazione libera e informata devono essere accertate anche da una cosiddetta “terza parte”, personalità di alto valore morale ed esperto di bioetica, nominata dal Centro di Riferimento Regionale su proposta del Centro trapianti.
Una volta espletata la valutazione clinico-immunologica-psicologica, e della terza parte citata, viene convocato il collegio medico del Centro Trapianti , costituito dal nefrologo, dal chirurgo, dall’anestesista, dall’immunologo e dallo psicologo, e il medico di fiducia della coppia.
Il collegio medico esamina la documentazione clinica, esprime il giudizio di idoneità della coppia alla donazione ed al trapianto e redige il verbale in cui devono essere riportate le motivazioni dell’idoneità, ovvero di non idoneità, ovvero di eventuali ulteriori accertamenti che in tale sede dovessero emergere, necessari per completare la valutazione.
Il verbale deve essere firmato da tutti i componenti il collegio e, nel caso venga dichiarata l’idoneità al trapianto, deve essere inviato,, tramite la Direzione Sanitaria, al Collegio Medico-Legale dell’ASL 8 di Cagliari.
Il Collegio Medico-Legale ha il compito di accertare la correttezza dell’iter clinico e la completezza della documentazione ed invierà tutta la documentazione al Giudice per quanto di sua competenza.
Come precedentemente accennato il trapianto da donatore vivente ha diversi vantaggi rispetto a quello da cadavere. Il primo vantaggio è che il donatore viene accuratamente studiato prima del trapianto ciò per ovvi motivi non può essere fatto con la stessa completezza nel caso del donatore cadavere. Ancora, il trapianto può essere programmato nel momento ottimale per il donatore e per il ricevente.

CRITERI DI ASSEGNAZIONE DEI RENI
I criteri di assegnazione dei reni sono stati stabiliti in accordo tra i centri trapianto di Cagliari e Sassari e il CRRT e sono stati ratificati dalla Giunta Regionale.
Com’è descritto negli schemi successivi la principale modalità di assegnazione è Regionale che può avvenire per altissima compatibilità immunologica (5 o 6 antigeni in comune tra donatore e ricevente ) quindi con assegnazione diretta senza tener conto di altri parametri, o per alta compatibilità 2 DR in comune tra donatore e ricevente.

COME ISCRIVERSI IN LISTA D’ATTESA
Per iscriversi in lista d’attesa per il trapianto renale da donatore cadavere è necessario eseguire una serie di esami ematochimici e strumentali che sono indicati in un’apposita cartellina in possesso dei centri dialisi. La cartellina deve essere compilata dai medici del centro dialisi.
Una volta completati tutti gli accertamenti previsti il medico del centro dialisi, referente per il trapianto, prenderà un appuntamento con il centro trapianti che organizzerà le visite d’idoneità nefrologica, urologica, psicologica e la tipizzazione tessutale.
Quest’ultimo esame viene effettuato presso il laboratorio di immunogenetica del CRRT situato presso l’Ospedale Binaghi.
Il paziente, il giorno in cui verrà convocato, dovrà portare con sé tre impegnative per: visita nefrologica, visita urologia e tipizzazione tessutale HLA. Dovrà portare inoltre la documentazione radiologica e qualsiasi altra documentazione clinica che può essere utile per la valutazione. Gran parte della mattinata del giorno della visita verrà trascorsa presso il nostro centro e questo sarà anche un’occasione di reciproca conoscenza in cui verranno date tutte le informazioni relative all’intervento, alla degenza e ai controlli clinici ambulatoriali. Al termine delle visite verrà consegnato al paziente il parere dei medici sull’idoneità al trapianto. Se tale parere sarà positivo il paziente verrà subito inserito in lista d’attesa e di ciò sarà informato lui direttamente e il centro dialisi. In alcuni casi potranno essere richiesti ulteriori accertamenti che verranno utilizzati per una successiva valutazione.
In seguito ogni 2 mesi il centro dialisi provvederà ad inviare al Centro trapianti un aggiornamento clinico di ciascun paziente in lista e al CRRT un campione di sangue per eseguire la ricerca di anticorpi, indispensabile per monitorizzare la situazione immunologia.
Un altro aspetto importante, che richiede qualche sacrificio da parte del paziente, è il periodico controllo di alcuni esami fondamentali come ecografie, Rx torace, visita cardiologia, screening delle neoplasie e altri, e periodiche visite al centro trapianti. Questi controlli sono indispensabili per mantenere aggiornata la cartella clinica e per arrivare al trapianto nella migliore condizione.

Ed ora un breve elenco di domande, con le relative risposte, che frequentemente vengono poste dai pazienti

Come saranno i controlli dopo il trapianto di rene?
In linea di massima a Cagliari, dopo la dimissione, si eseguono 3 controlli settimanali per un mese. La frequenza dei controlli gradualmente diminuisce fino ad arrivare a un controllo al mese dopo il primo anno e ancora meno frequenti successivamente.
Questo schema di controlli potrà subire delle variazioni a seconda della condizione clinica in cui si trova il paziente.

Quanto si deve attendere dopo il trapianto per tornare a lavoro?
Il periodo è variabile e dipendente ovviamente dalle condizioni cliniche del paziente e dal tipo di lavoro che dovrà fare.
In genere la ripresa dell’attività lavorativa può avvenire dopo circa 45 giorni dal trapianto ma per alcune categorie, ad esempio attività che hanno un continuo contatto con il pubblico, è consigliabile riprendere l’attività lavorativa dopo qualche mese. I primi mesi dopo il trapianto infatti sono quelli a maggior rischio infettivo.

Quali sono i più importanti rischi medici del trapianto?
I maggiori rischi medici del trapianto renale sono principalmente di due tipi:
· Infezioni
· Neoplasie
E’ indubbio che il paziente trapiantato, proprio perché fa una terapia immunosoppressiva, abbia un rischio infettivo alto soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto.
In questo periodo infatti la terapia immunosoppressiva raggiunge la sua massima potenza. L’infezione più frequente è quella determinata dal virus Cytomegalo (CMV), che è normalmente presente ma poco attivo nelle persone immunocompetent che non fanno cioè una terapia immunosoppressiva. Nel paziente trapiantato la terapia immunosoppressiva è capace di riattivare questo virus favorendone la moltiplicazione e l’aggressione dell’organismo.
Un’altra infezione tipica del paziente trapiantato è quella da Pneumocystis Carinii, un germe anche lui praticamente innocuo per la popolazione generale ma che la terapia immunosoppressiva può rendere pericoloso.
Per entrambi questi agenti patogeni viene generalmente fatta una profilassi al momento del trapianto e proseguita per alcuni mesi.
Tumori: la frequenza di insorgenza di tumori, benigni o maligni, è maggiore nei pazienti trapiantati piuttosto che in quelli in dialisi. I più frequenti sono i tumori della pelle seguiti da quelli del sistema linfatico.
Accanto a questi rischi di maggiore gravità ne esistono altri di importanza minore e sono:
in relazione alla terapia cortisonica: diabete, osteoporosi, cataratta, ipertensione arteriosa, obesità, dislipidemia. Bisogna ricordare che il cortisone aumenta la fame, che talvolta può diventare di difficile controllo se non con una grande volontà. Ciò è importante perché si rischia l’obesità che aumenta il rischio di diabete e di dislipidemia e quindi il rischio cardiovascolare.
Ciclosporina: irsutismo, ipertensione, diabete, iperplasia gengivale.
Sirolimus: dislipidemia, artralgie, edemi.
Tacrolimus: diabete, ipertensione, perdita dei capelli.
Micofenolato-mofetile: alterazioni ematologiche, disturbi gastroenterici.

Precedenti tumori o epatiti controindicano il trapianto?
Dipende dal tipo di tumore e dalla gravità dell’epatite.
Per quanto riguarda i tumori per la maggior parte di questi non c’è una controindicazione definitiva ma, dopo la guarigione, è necessario attendere da 2 a 5 anni prima del reinserimento in lista.
Per quanto riguarda i pazienti che hanno avuto l’epatite B (HBV) o C (HCV)è necessario conoscere qual’è il danno che il virus ha prodotto per cui spesso è importante praticare una biopsia epatica. Negli ultimi anni sono entrati in commercio farmaci attivi contro questi virus che possono essere usati anche dopo il trapianto per cui le prospettive, per questa categoria di pazienti sono in notevole miglioramento. La cirrosi epatica è una controindicazione assoluta al trapianto di solo rene, eventualmente potrà essere presa in considerazione l’ipotesi di un doppio trapianto rene-fegato.

Si può fare sport?
Si. Anzi è estremamente utile fare attività fisica. Ovviamente bisogna seguire certe precauzioni: gradualità nello sforzo, evitare sport che possono procurare con maggiore facilità di altri traumi addominali.

Dopo il trapianto bisogna fare una dieta?
In linea di massima la dieta è abbastanza libera. Non ci sono cibi vietati, tranne alcuni casi particolari come il succo di pompelmo che interferisce sull’assorbimento di alcuni farmaci immunosoppressori.
Bisogna stare attenti all’introito calorico perché si tende facilmente ad ingrassare: ridurre gli zuccheri, la frutta, i grassi.
Preferire le carni bianche alle rosse.
Per quanto riguarda l’introito di acqua, salvo casi particolari, questa è libera, si deve seguire il senso della sete.

Dopo il trapianto si possono avere figli?
L’esperienza mondiale di gravidanze in donne trapiantate di rene è ormai molto vasta.
La gravidanza nella donna trapiantata è comunque una gravidanza a rischio. Le gravidanze più sicure sono quelle che avvengono in donne con trapianto normalmente funzionante da qualche anno, non ipertese, senza proteinuria. Per le altre la situazione andrà valutata caso per caso. I rischi per il feto sono: ritardo dello sviluppo intrauterino, basso peso e bassa statura alla nascita. A Cagliari esiste un ambulatorio specifico nefrologico-ginecologico che segue le pazienti trapiantate gravide per le quali, tra l’altro, è previsto un consulto genetico da effettuare possibilmente prima della gravidanza.

Che rischi corre chi dona un rene da vivente?
Bisogna innanzitutto ricordare che la valutazione del donatore di rene è molto attenta, lunga, scrupolosa e tende ad accertare qualsiasi patologia che possa compromettere il suo stato di salute in relazione alla donazione. Alcuni rischi, minimi, sono in relazione ad alcuni esami in cui si utilizzano mezzi di contrasto ( urografia, tac, angiografia) che possono dare reazioni allergiche in soggetti predisposti.
Ci sono poi i rischi legati all’anestesia e all’intervento chirurgico.
Dopo la donazione la creatininemia e la proteinuria possono aumentare, ma questo aumento, modesto, non è dovuto a una cattiva funzione renale ma al fatto che il rene residuo deve funzionare di più per sopperire alla mancanza dell’altro. Altra condizione è l’ipertensione: il donatore, in una piccola percentuale di casi può diventare iperteso o, se lo era prima,l’ipertensione potrebbe peggiorare.
Ovviamente il rischio di sviluppare una insufficienza renale in alcune situazioni particolari, ad esempio tumori renali o traumi, è aumentato in chi ha un solo rene.
Tenendo conto di tutte queste cose la vastissima esperienza mondiale nel trapianto da vivente ha dimostrato che con un solo rene si vive benissimo.

Che cosa cambia dopo il trapianto di rene?
Lo scopo principale del trapianto è di migliorare la qualità della vita. Innanzitutto aumenta la sensazione di benessere. Il non dovere fare la dialisi permette una vita più normale,e aumentano le possibilità di viaggiare e di lavorare. Il rene trapiantato , come quelli nativi, ha una funzione endocrina che la dialisi non ripristina. Alcuni recenti studi, inoltre, suggeriscono che il trapianto di rene migliora la sopravvivenza dei pazienti.

Qual’è la causa principale della perdita del rene?
E’ il rigetto. Il rigetto acuto può avvenire in qualsiasi momento di vita del trapianto ma è più frequente nei primi mesi dopo il trapianto. I nuovi farmaci immunosoppressori hanno ridotto moltissimo la frequenza di questa patologia. Più importante perché maggiore causa di perdita della funzione renale è il rigetto cronico che insorge più tardivamente.

Aspetti Chirurgici del Trapianto Renale
Dott. Mauro Frongia

“in fase di formulazione”

Consigli Utili per la gestione della Terapia Immunosoppressiva del Trapianto Renale
Dott.ssa M. Gavina Murgia

Cosa sono i farmaci immunosoppressori?
Sono farmaci che sopprimono o diminuiscono la capacità dell’organismo di rigettare l’organo trapiantato.

Perché si usano i farmaci immunosoppressori?
Perché quando si riceve un trapianto di rene il tuo corpo sa che il nuovo rene è estraneo (cioè, non fa parte originariamente del tuo corpo). Il tuo corpo cercherà di attaccare il nuovo rene per danneggiarlo e distruggerlo. I farmaci immunosoppressori sopprimono la capacità del tuo corpo di fare questo. L’obiettivo è calibrare questi farmaci per prevenire il rigetto e per minimizzare i loro effetti collaterali

Ogni trapiantato deve prendere questi farmaci?
Ogni paziente trapiantato deve prendere questi farmaci ogni giorno come gli viene indicato dal medico. Infatti anche non assumere una singola dose di farmaco può rendere più probabile l’incidenza di rigetto. Si può saltare l’assunzione di una dose solo se indicato dal medico del trapianto. In caso di dubbio è opportuno contattare sempre un medico del centro trapianti.
A causa dell’elevato numero di compresse da assumere giornalmente, dimenticare una dose può essere facile. Per prevenire questa possibilità si possono fare due cose: 1) devi conoscere il nome di ogni farmaco che assumi e a che cosa serve. 2) Organizzati una scatola con i farmaci del giorno suddivisi in gruppi a seconda dell’ora di assunzione.

Che cosa devo fare se ho dimenticato di assumere una dose di farmaco?
Devi assumerla appena possibile e avvisare il medico. Se è tempo di prendere la dose successiva del farmaco non prendere una doppia dose.

Ci sono sintomi a cui devo stare attento?
Si. Anche se prendi i farmaci tutti i giorni, puoi comunque avere un rigetto dell’organo trapiantato. Hai bisogno di conoscere il tuo corpo molto bene. Se hai uno qualsiasi dei sintomi sottoelencati devi chiamare subito il centro trapianti:
1) diminuzione della quantità di urine
2) febbre
3) dolore nella sede del rene trapiantato
4) comparsa di sangue nelle urine
5) sintomi di tipo influenzale
6) aumento del peso corporeo (1 ½ Kg in due giorni)
Dovrai presentarti al centro trapianti per effettuare alcuni esami del sangue, delle urine ed eventuali esami strumentali (ecografia ed ecocolordoppler, scintigrafia del rene trapiantato)
Il successo del trapianto per molti anni dipende in gran parte dall’attenzione che tu avrai per il rene e dal buon rapporto con l’equipe trapianto

E’ più probabile per un paziente trapiantato contrarre un’infezione od un tumore?
Si. Infatti uno degli effetti collaterali di questi farmaci è l’aumentato rischio d’infezioni che è più frequente nei primi mesi dopo il trapianto o dopo un trattamento antirigetto perché le dosi dei farmaci immunosoppressori sono più alte. L’aumentata incidenza di neoplasie si ha invece nel lungo termine. I principali markers infettivologici e tumorali vengono controllati periodicamente.

Dovresti chiamare il centro trapianti se hai:
1) febbre
2) siero o pus dalla ferita chirurgica
3) bruciori urinari
4) raffreddore o tosse persistente
5) lesioni cutanee anomale

Quali sono i farmaci, come devo prenderli, quali i principali effetti collaterali?
I principali farmaci immunosoppressori sono i seguenti:
1) Cortisone
2) Azatioprina
3) Ciclosporina
4) Tacrolimus
5) Micofenolato Mofetile
6) Rapamicina

Il cortisone è uno dei primi farmaci utilizzati nel trapianto di rene. Si assume la mattina, in singola dose, preferibilmente a stomaco pieno. Presenta diversi effetti collaterali tra cui i più importanti sono: ipertensione, insorgenza di diabete, aumento del valore di colesterolo e trigliceridi, osteoporosi e necrosi asettica della testa del femore, aumento di appetito e del peso corporeo, acne, debolezza muscolare, alterazioni del sonno, cataratta, ulcera gastrica.

L’azatioprina è uno dei primi farmaci immunosoppressori utilizzato in associazione col cortisone. Si assume generalmente alla sera in singola dose. I principali effetti collaterali sono: diminuzione dei globuli bianchi, anamia, alterazioni della funzione epatica, tumori cutanei.

La ciclosporina introdotta nella pratica clinica agli inizi degli anni ’80 può essere assunta in dose singola o doppia, da sola od in associazione ad altri farmaci immunosoppressori. I principali effetti collaterali sono aumento di volume e sanguinamento delle gengive, aumento dei peli e dei capelli, ipertensione arteriosa, fini tremori delle mani, tossicità epatica e renale. Generalmente questi effetti collaterali possono essere tenuti sotto controllo adottando diverse strategie. Riduzione della dose ed associazioni ad altri nuovi farmaci immunosoppressori, trattamenti medici specifici. E’ necessario effettuare periodicamente il controllo della quantità del farmaco del sangue.

Il Tacrolimus farmaco analogo alla ciclosporina viene assunto generalmente in duplice dose ( mattino e sera) e presenta anch’esso alcuni effetti collaterali tra cui il principale è l’insorgenza di diabete. Come la ciclosporina è necessario controllare la quantità di farmaco nel sangue.

Il Micofenolato Mofetile è un farmaco immunosoppressore recentemente introdotto nella pratica clinica. Si assume generalmente in duplice dose (mattina e sera). Ha sostituito quasi totalmente l’azatioprina ma presenta alcuni effetti collaterali soprattutto a carico dell’apparato digerente: nausea, mal di stomaco, dolori addominali, diarrea, diminuzione del numero dei globuli bianchi e delle piastrine.

La Rapamicina è uno degli ultimi farmaci immunosoppressori introdotti nella pratica clinica. Si assume generalmente in monodose al mattino , in associazione ad altri farmaci quali cortisone e ciclosporina o cortisone e micofenolato mofetile. Presenta diversi effetti collaterali, i più importanti dei quali sono aumento del valore di colesterolo e trigliceridi, diminuzione dei globuli bianchi , delle piastrine ed anemia. Come per la Ciclosporina ed il Tacrolimus è necessario controllare la quantità di farmaco nel sangue.

fonte: www.aob.it